Il Blu di Napoli

 

La facciata del centro sociale Je so’pazzo con l’intervento dello street artist Blu

Je so’ pazzo:  non lasciamoci  ingannare dalla celeberrima canzone di  Pino Daniele, ma il nome è stato  dato ad un centro  sociale nato da quello  che era un ex ospedale psichiatrico  di  Napoli, ospitato  tra le mura del  convento  di  sant’Eframo.

Blu è invece il nome dello  street artist italiano che,  al pari del più celebre Bansky, vuole mantenere celata la sua identità (si  sa che è nato in Emilia e che dovrebbe avere poco  più di  trent’anni), lasciando parlare al  suo posto le sue opere intrinsecamente impregnate di un contenuto politico  di  denuncia delle storture della società.

Ciò che lega il centro  sociale napoletano  a Blu è appunto il suo  intervento pittorico  su  una delle facciate dell’ex ospedale psichiatrico , dove il personaggio  con la maglia a righe e le catene è il recluso (ricordiamo che era un ospedale psichiatrico  giudiziario), mentre la guardia,  dipinta nella parte laterale dell’edificio, ha un ghigno  malevolo e una fascia da pirata che gli  copre l’occhio.

Una curiosità è data dal  numero 1312 sulla maglia del  detenuto: sostituendo ai numeri  le corrispettive lettere dell’alfabeto, viene fuori  l’acronimo  Acab e cioè All cops are bastards tanto per mantenere viva la voce dell’antagonismo.

Nel  video  seguente le opere di  Blu si  animano sempre per via della creatività dell’autore.

 

 

Fotografa i borghi italiani e vinci ricchi premi (concorso TCI)

Arenzano in provincia di Genova

 

Il 2017 è stato  dichiarato dal ministero  dei  Beni Culturali   l’Anno  dei  borghi italiani perché essi  sono un patrimonio della cultura e del paesaggio  del nostro  Paese.

Il Touring Club Italiano a questo  riguardo ha indetto un concorso (termine 28 febbraio 2018) con un unico  limite che è di inviare foto  di  borghi  con meno  di 15.000 abitanti

LEGGI IL REGOLAMENTO NELLA  PAGINA DEL  TCI