Quanta ispirazione tratta da l’Isola dei Morti

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L’Isola dei Morti – 1° versione (1880) – The Metropolitan Museum of Art, New York.

 

Non so come, ma appena l’ebbi guardata una sensazione d’insopportabile tristezza mi prese l’anima.

Il brano è tratto dal  racconto  di  Edgar Allan Poe La caduta della   casa degli  Usher, scritto  nel 1839.

La stessa frase potrebbe essere ripetuta nell’osservare il quadro L’Isola dei Morti del pittore svizzero Arnold Böcklin (Basilea, 16 ottobre 1827 – san Domenico  di  Fiesole 16 gennaio 1901).

La carriera artistica di Arnold Böcklin non si limitò alla sola pittura, in quanto egli  fu  anche disegnatore, scultore e grafico.

Nella pittura inizialmente si  dedicò alla rappresentazione del paesaggio, quindi venne influenzato dal  romanticismo, ed  infine si  fece influenzare dal simbolismo.

L’Isola dei Morti, di  cui  esistono  ben  cinque versioni  dipinte tra il 1880 ed il 1886 (la prima è quella nella foto  ad inizio  articolo),   rimane certamente il quadro più noto di  Böcklin: molti personaggi  del XX secolo  furono, per così dire, affascinati dalla sua visione, tra loro Sigmund Freud, Lenin, Salvador Dalì, Gabriele D’Annunzio.

Per non parlare poi  dell’opera sinfonica  omonima che Sergej Rachmaninov  compose tra il 1907 ed il 1908 (L’isola dei Morti – Op.29).

Risalendo  nel  tempo, quindi  nel 1998, lo  scrittore Franco  Ricciardiello vinse il Premio Urania per la fantascienza, con il romanzo Ai  margini  del  caos: la trama narra di una giovane donna che, in una galleria d’arte di Basilea, è colta da malore davanti  al  quadro  di Böcklin. Sembrerebbe un episodio collegato  alla nota Sindrome di  Stendhal ma che invece è provocato  dal fatto che L’Isola dei Morti è una porta che conduce indietro  nel  tempo, precisamente agli anni del  nazismo.

 

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