The Coldest City

 

Non poteva che essere lei, Charlize Theron, ad interpretare il personaggio principale del film Atomic Blonde  del  regista David Leitch: Lorraine Broughton (L’Atomica bionda, per l’appunto) è una spia del MI6, quindi una   collega di  James Bond che, nella Berlino  del  1989, quindi alla vigilia del  Crollo  del Muro,  deve dare la caccia ad un’organizzazione che decima gli  agenti  segreti  inglesi operanti nella città tedesca.

Come accade da ormai  molto  spesso, le sceneggiature dei film si  basano  sui racconti tratti  dalle serie dei  fumetti più famosi  (Wonder Woman della DC Comics ne è un esempio), oppure dalle graphic novel, ed è appunto  da The Coldest City che il regista David Leitch ne ha tratto  lo  script per il suo  film.

The Coldest City ha come autori  lo  scrittore inglese Antony Johnston, già conosciuto  per la serie a fumetti  post apocalittico Wasteland , ed il disegnatore Sam Hart  

 

Vivian Maier: il caso, la scoperta, una fotografa

Vivian Maier autoritratto

 

A vederla ritratta nel poster che pubblicizza la mostra a lei  dedicata, presso il Palazzo  Ducale di  Genova (chiude il prossimo  8 ottobre), Vivian Maier richiama alla mente il personaggio  di  Mary Poppins.

In effetti lei, che non era una fotografa professionista, di  mestiere faceva appunto  la tata, lavorando  tra le città di  New York  e Chicago.

Nei   momenti liberi, armata della sua inseparabile Rolleiflex,  andava in giro per le strade fotografando uomini, donne, anziani  e bambini senza che loro  se ne accorgessero  e quindi si  mettessero in posa.

Vivian Maier  fotografava per se stessa, non vendeva le immagini, tanto  meno partecipava a mostre: è un puro  caso  se  i negativi  e alcune foto scattate da  questa misconosciuta artista vennero  ritrovati nel 2007  da un agente immobiliare, John Maloof, rinchiusi in scatoloni  messi in vendita ad un’asta.

Da allora John Maloof non ha fatto  altro  che dare la caccia alle immagini scattate da Vivian Maier, fino ad arrivare a collezionare 15.000 negativi  e 3.000 stampe.

Cinzia Ghigliano, una tra le più brave (e rare) fumettiste italiane, le ha dedicato un libro  dal  semplice titolo Lei, Vivian Maier (ed. Orecchio  Acerbo) premio Andersen 2016 come miglior libro  fatto  ad arte.

 

 

Vivian era misteriosa. Portava camicie da uomo, imprecava in francese, conosceva a memoria tutti i racconti di O. Henry, camminava come un uccello. E così, come un trampoliere dalle lunghe gambe, ha attraversato il suo tempo fotografandolo

dal libro  Lei, Vivian Maier di  Cinzia Ghigliano

 

 

“Una ballata del mare salato”: cinquantesimo anniversario

 

Tra le riviste italiane dedicate al mondo  del  fumetto una in particolare viene ricordata per aver ospitato la prima avventura di  Corto  Maltese e cioè la celeberrima Una ballata del mare salato.

Questa rivista era Stg. Kirk,  pubblicata dall’editore genovese Fiorenzo  Ivaldi a partire dal mese di luglio  del 1967, con  Hugo Pratt  (ed ovviamente Corto  Maltese) come fiore all’occhiello.

Se Stg:Kirk ebbe una vita editoriale breve, terminò  la pubblicazione neanche due anni  dopo  nel febbraio del 1969, certamente la prima avventura di  Corto  Maltese ebbe maggior fortuna.

Infatti  Una ballata del mare salato verrà ripubblicata a puntate, nel 1969, sul Corriere dei Piccoli: si  dice  che fra i lettori  veneti  del  Corriere dei  Piccoli vi  furono alcuni  che si  risentirono  perché Hugo Pratt aveva fatto parlare gli indigeni  utilizzando il dialetto veneziano.

 

Ma a parte il malcontento di  qualche proto – leghista veneto, ormai Una ballata del mare salato ha preso  la rotta  della notorietà: la Mondadori ne pubblicherà tre ristampe negli  anni 1972, 1975 e 1979. In questa occasione   l’articolo  di inizio  titolo  da indeterminativo  diventerà determinativo per cui  diventerà La ballata del  mare salato.

Va comunque ricordata un’edizione speciale del 1976 a cura della casa editrice Albatros con  gli  acquarelli di  Mariolina Pasqualini.

Nell’ottobre del 1983 la Rizzoli lancia il suo  mensile Corto  Maltese riproponendone la prima avventura con il titolo  originale.

Altre edizioni  seguirono  negli  anni, tra cui una curiosa edizione mignon della casa editrice Lo Scarabeo (dello  stesso Fiorenzo  Ivaldi) con una serie di  volumi  delle dimensioni  di un mazzo  di  carte.

In occasione del  cinquantesimo  anniversario della prima pubblicazione di Una  ballata del mare salato, la Rizzoli Lizard propone  un’edizione anastatica  a tiratura limitata (3.000 copie al  prezzo di  59 euro) riproducente le tavole originali  del  racconto

 


 

 


 

Meglio Sam Pezzo che un libro sui cafonal chic

 

Non vi  consiglieremo  mai  di  acquistare un libro  fotografico, al  modico  prezzo  di  settanta euro,  che parla,  anzi  fotografa, la vita di alcuni   super ricchi che, per stigmatizzare la loro  differenza di  classe, dimostrano appunto  di non averne: si lavano  le mani  con lo  champagne, hanno le toilette con i rubinetti d’oro, vestono i loro  cani  con capi  firmati.

C’era proprio  bisogno di produrre un simile libro?

Cacciando  nell’oblio sia il titolo  del  libro  che il nome del  fotografo (o fotografa), parleremo si di un libro dedicato  ad un personaggio italiano del mondo  dei  fumetti: Sam Pezzo.

Nato dalla matita di Vittorio  Giardino, il quale rinunciando ad una proficua carriera di ingegnere e manager per quella di  fumettista, Sam Pezzo è un investigatore privato che opera nella Bologna degli anni ’80  e che nell’ indossare quel  trench  ed il borsalino ricorda un po’ Humphrey  Bogart ne Il mistero  del  falco .

La Bologna che fa da sfondo alle avventure del  detective è lontana dal  cliché della città universitaria e delle osterie: è una Bologna a tratti  crudele con affari loschi tra politica e vita privata, lavoro  precario e periferie degradate: quello  che in sostanza, quasi  quarant’anni dopo, è lo scenario  dell’Italia attuale.

La casa editrice Rizzoli nel 2016 diede alle stampe il libro Sam Pezzo un detective, una città nelle cui  duecentosettantadue pagine in bianco  e nero sono  raccolte le storie di  Sam Pezzo  pubblicate tra il 1979 ed il 1983 sulle riviste Il Mago  e Orient Express.

 Nonostante il successo ottenuto  sia in Italia che in Francia e negli  Stati  Uniti, Vittorio  Giardino  con la graphic novel (dal  titolo più che eloquente) Shit City, pubblicato  nel 1983 sulla rivista Orient Express, mette fine alle avventure del detective Sam Pezzo. 

Questo non impedisce, però, all’autore di  continuare nel  creare altri  personaggi come la spia Max Fridman, e puntare anche al  fumetto in salsa erotica con Little Ego.

 

 

 


 

 

 

 


 

Marjane Satrapi pittrice

Marjane Satrapi – Senza Titolo

 

L’abbiamo  conosciuta come fumettista nella sua famosa graphic novel Persepolis, ma per la quarantottenne Marjane Satrapi questo ruolo  le andava stretta,  tanto  che nel 2014 arriva a dirigere il film The Voices, una commedia nera con  Ryan Reynolds che ebbe un buon successo  di  critica.

Ancora prima, abbandonando  il bianco  e nero  di Persepolis, due colori  che per lei hanno il significato  di  libertà (il bianco) e oppressione (il nero), si è rivelata pittrice in una serie di  quadri esposti  a Parigi  nel  marzo  del 2013.

I quadri, realizzati ad acrilico nel periodo  che va dal 2009 al 2012, rappresentano  gruppi  femminili, oppure donne assorte in un’ intima solitudine.

HCB: Kriegsgefangener 845

 

 

Kriegsgefangener 845: in tedesco  significa prigioniero  845, era il numero  assegnato  durante la  prigionia a Henri  Cartier-Bresson, catturato  dai  tedeschi il 22 giugno  del 1940 nei Vosgi mentre svolgeva il compito  di caporale fotografo  nell’esercito  francese.

La storia, però, dice che il suo periodo  di  detenzione fu marcata da ben tre tentativi  di  evasione (l’ultima con successo) che, una volta terminata la guerra, lui ricorderà come il suo  viaggio  più importante.

Henri   Cartier-Bresson, utilizzando  la sua mitica Leica, documentò la liberazione del suo  Paese, in seguito  dietro l’invito dell’Owi  (Office of War Information, cioè l’istituto  di informazione e propaganda dell’esercito  americano), realizzò il documentario Le Retour  sempre incentrato  sulla liberazione della Francia (il video è visibile al  termine dell’articolo).

Jean David Morvan e Séverine Tréfouël, insieme all’illustratore S. Savoia, hanno realizzato il graphic novel Cartier -Bresson, Germania 1945 sulla vita del  celebre fotografo  francese durante la sua prigionia.

Dalla recensione di  Google Libri:
Esistono  fotografie che sono un emblema come questa scattata da Cartier-Bresson, potrebbe essere l’ultima della Seconda guerra mondiale o la prima della Liberazione. ma è anche uno degli  esempi più eloquenti  dello stile del suo  autore. Un’immagine colta in modo  rapido, mai  riquadrata,  dove tutto però sembra studiato, ponderato, calcolato  al  millimetro. Un’icona che invita a riflettere sull’arte e sulla libertà.

 

La foto, e il disegno corrispondente, dell’ex -prigioniera che colpisce una collaborazionista dopo averla riconosciuta.

 

Cartier-Bresson, Germania 1945 è edito  da Contrasto (euro 24,00)

 

 


 

 

 


 

 

 

 

 

 

Le Bal du Rat Mort

 

Nel 1977 lo sceneggiatore francese Jan Bucquoy ed il suo connazionale, il disegnatore Jean-Françoise Charles, unirono  le loro doti creative per il progetto  di una graphic novel: Le Bal du  rat mort.

Solo dopo  tre anni il fumetto fu  pubblicato dalle Edizioni Michel Deligne. Il successo di  Le Bal  du  rat mort, 50.000 copie vendute, fece pensare ai due autori  la scrittura di un secondo  volume, ma problemi  vari ne fecero  accantonare la realizzazione.

La cornice dell’azione del  fumetto è la città di  Ostenda: qui, nella realtà, ogni  anno si  svolge un corteo in maschera chiamato, per l’appunto, Bal  du  rat mort.   

La manifestazione, organizzata dal Cercle Coecilia dal 1898 e celebrata il primo  sabato  di  marzo, ricorda un viaggio a Parigi, nel 1896,  del pittore James Ensor (del  quale è stato precedentemente scritto  un articolo sempre su  Pixel&Bit) e della visita insieme ai  suoi  amici ad un cabaret a Pigalle: Le Rat mort.

La  trama di Le Bal  du rat mort  vede il giovane ispettore della polizia giudiziaria di  Bruxelles, Jean Lamorgue, viene  inviato  ad Ostenda per far luce su  di  una serie di delitti brutali riguardanti  tre giovani  donne vergini.

I  delitti avvengono  durante la festa in maschera do  alcuni  testimoni   asseriscono  che una delle vittime abbia ballato con un uomo travestito  da topo.

 

 

Di  pari passo allo  svolgersi  delle indagini  per i  delitti,  Ostenda viene colpita da una strana calamità: orde di  topi  famelici invadono  le strade della città causando numerose vittime a tal punto  che il governo  centrale decide di inviare l’esercito  per far fronte all’invasione.

L’ispettore Jean Lamorgue, colpito  psicologicamente dall’atmosfera sinistra che racchiude come una cappa Ostenda, incomincia ad avere degli incubi  fino  la punto di  avere un crollo  psicologico.

Per ordine del suo  capo deve essere ricoverato in una clinica psichiatrica, qui durante una delle sedute per riabilitarlo scoprirà alcuni  fatti  del  suo passato  che lo legano  agli omicidi  di  Ostenda……….

Le Bal  du  rat  mort non è mai  stato pubblicato in Italia.

 


 

Ispirata al  Bal du  Rat Mort è la  performance ideata da Noemi  Gunea e Grace Lambert proiettato  al  RA James Ensor Lates 

 

 


 

Shaun Tan racconta L’ Approdo

Una tavola del volume L'Approdo di Shaun Tan
Una tavola del volume L’Approdo di Shaun Tan

La definizione di  silent book è facilmente intuibile come prodotto  letterario in cui il racconto  di una storia è  affidato alle immagini e non più alla scrittura.

I silent book (libri  senza parole è la  definizione in italiano) sono creati  generalmente per un pubblico  di  lettori quali i  bambini che, da soli o  accompagnati dai  genitori, sviluppano  la storia attraverso l’immaginazione.

Non è detto, però, che questo  tipo  di lettura sia destinata solo  all’infanzia: anche l’individuo  adulto potrà essere, per così dire, rapito dalle immagini e lasciarsi  coinvolgere da quello  che l’autore del  libro ha voluto esprimere in questo maniera.

Va da se, in questo  caso, che non si parla di  disegni elementari per bambini, quanto piuttosto di un prodotto creativo di  alta qualità.

L’approdo dell’illustratore australiano Shaun Tan rientra di  diritto in questa tipologia della narrazione per immagini: la trama del libro riguarda il tema dell’immigrazione, trattato in maniera favolistica, con un fondo  autobiografico in quanto  il padre di Shaun Tan, ingegnere cinese, emigrò dapprima in Malesia e poi in Australia dove incontrò Christine creando con lei  una famiglia.

 

approdo_261987

 

L’approdo (The Arrival  in  originale) ha ricevuto  vari  premi ed  è stato pubblicato per la prima volta in Italia dalla casa editrice Elliot e, nel 2016,  ripubblicato  da Tunuè (€ 24,90).

Tra le altre opere di Shaun Tan va ricordato il cortometraggio  d’animazione Oggetti  smarriti (tratto  dal  suo libro omonimo) con cui  vinse l’Oscar per il miglior cortometraggio d’animazione nel 2011,