Take That, Adolf!

 

Beccati  questo, Adolf! 

Possiamo  tranquillamente asserire che Adolf Hitler non abbia mai  letto un fumetto  della Marvel e, se mai ne avesse avuto l’occasione, si  sarebbe risentito per essere stato  sbeffeggiato da eroi (di  carta) in calzamaglia.

Forse avrebbe chiesto  al suo stato  maggiore di indagare se dietro al  quel  fantomatico  Captain America, che impunemente lo  prende a pugni in una striscia, non vi  fosse un complotto degli  Stati Uniti per farlo  fuori ancora prima della sua entrata in guerra.

Il fumetto, infatti uscì nelle edicole american e nel 1940 e solo  l’anno  dopo, cioè dopo  l’attacco  di  Pearl  Harbour, gli  Stati Uniti entrarono in guerra contro l’imperatore Hirohito e i suoi soci  dell’Asse Mussolini  ed Hitler.

Vi  è da fare anche una piccola considerazione che è quella di un’opinione pubblica, quella americana, che si indigna nei  confronti  di quei  regimi dittatoriali ancora prima dell’evento che porterà Gli Stati  Uniti in guerra.

Se non vi  fosse stato l’attacco  di  Pearl Harbour (facendo  quindi ricorso al concetto  di  ucronia) sarebbero bastati  gli  eroi  dei  fumetti a far convincere il governo  americano che la guerra non era solo  una disgrazia accaduta ad altri?

Molto probabilmente, con buona pace per Captain America, la risposta è no.

Anche oggi, però, avremmo bisogno  di  quel Take That indirizzato a quegli individui che, forti del loro potere, decidono cosa sia giusto  o meno, magari indossando  anche loro una maschera che ne nasconde i veri  fini.

Take That, Adolf! è il libro  edito dalla Fantagraphic Books ( 29,90 dollari  su  Amazon) che raccoglie cinquecento  copertine dei  fumetti con i Supereroi  chiamati alla guerra contro  le dittature.

Di  seguito un’anteprima del libro.

 

 

Street Art a “filo d’acqua”: i murales di Hula

Lo street artist Hula ritratto con alcune delle sue figure
Lo street artist Hula ritratto con alcune delle sue figure

 

Volti femminili che emergono dall’acqua facendo immaginare il corpo sommerso e che, riflettendosi nell’acqua, ne amplifica l’iperrealismo.

Non si tratta di  sirene, ma di  dipinti sui  muri  prospicienti  fiumi e canali: la Street Art a “filo d’acqua”.

L’idea di  realizzare questi  dipinti murali  è del  ventunenne Sean Yoro, in arte Hula, di  New York, ma cresciuto nell’isola di Oahu, nelle Hawaii.

Ed è naturale che, crescendo  tra le onde del  Pacifico, un ragazzo si  dedichi al  surf: nel  caso del  giovane street artist la tavola diventa strumento  di  lavoro o, per meglio  dire, il suo  atelier galleggiante, considerando  che tutte le sue opere nascono stando in equilibrio  su  di  essa.

Pu’uwai in lingua hawaiana vuol dire “cuore”, ed è con questa parola che Hula firma i suoi  ritratti.

Ed è  sempre con il cuore che si apprezza la visione di  questi  figure immerse nello  scorrere lento  dell’acqua.