Romano Cagnoni: il fotografo che fece sorridere Ho Chi Minh

Copertina di Life del  gennaio 1966

 

Eccola l’immagine che consacrò Romano  Cagnoni (Pietrasanta, 9 novembre 1935 – Pietrasanta 30 gennaio 2018): la storia, o semplice aneddoto, dice  che Ho Chi Minh   rivolgendosi al  giovane fotoreporter italiano  (siamo  nel 1966 e Romano  Cagnoni  ha trentuno anni) gli  disse:

Lei è un ottimista e l’ottimismo  fa il buon rivoluzionario. Fotografi  pure.

Lo disse scoppiando  in una risata accompagnata da quella del  suo  braccio  destro Pham Van Dong: l’immagine di  entrambi, sorridenti  e rilassati, finì sulla copertina del numero  di  Life del 14 gennaio  1966.

Da quel momento in poi Romano  Cagnoni verrà considerato  come uno dei  maggiori  fotoreporter italiani  del Novecento: lui, che a ventitré anni  aveva lasciato  Pietrasanta per Londra, dove l’incontro con  Simon Guttmann   gli permise di  entrare nelle maggiori  redazioni dell’epoca quali il Times, l’Observer, il New York Times il Guardian, mentre in Italia lavorò per L’Espresso e Epoca.

 

 

L’Après – midi d’un faune: la riscoperta del balletto attraverso le foto di Adolf de Meyer

Immagine tratta dal balletto L’Apres – midi d’un faune.
Adolf de Meyer (1868 – 1946)

 

Il 29 maggio  1912, a Parigi, venne messo in scena il balletto L’après – midi  d’un faune con una  coreografia molto  sperimentale per l’epoca  di Vaclav Nižinskij.

L’opera a seguito dell’esperimento  del coreografo che per il balletto  si ispirò alle figure degli antichi  vasi  greci, ma soprattutto  per una  mimica finale che raffigurava un atto  di   autoerotismo, non ebbe fortuna  e rimase in repertorio  per pochissimi  anni, cadde nel  dimenticatoio e si pensò che fosse completamente perduto.

Eppure, grazie alla documentazione fotografica di Adolf de Meyer   (1868 – 1946),  negli anni  ottanta la studiosa della danza Ann Hutchinson Guest riuscì a ricostruire tutti  i passi  dell’opera.

Nel fare questo  utilizzò una delle sette copie, ormai  rare, del  libro  fotografico  che  il  francese fece a suo  tempo sullo  scandaloso balletto (ricordiamoci  che la censura era quella dell’anno 1912).

Ad Adolf de Meyer e le sue fotografie, primo  fotografo  di  staff a Vanity  Fair, il Metropolitan Museum of Art di  New York gli  dedica la mostra intitolata Quicksilver brilliance: Adolf de Meyer photographs.

La mostra si  concluderà il 18 marzo prossimo.

Quando Helmut Newton fotografava per Playboy

Il primo numero di Playboy, pubblicato nel dicembre 1953, con una sorridente Marilyn Monroe in copertina

 

Playboy: al meno  una volta nella vita sarà capitato a chiunque di  sfogliare questa rivista:  è ovvio  che quel “chiunque” è sinonimo di pubblico  maschile ( con questo non si  vuole precludere l’idea che anche una donna possa aver trovato piacere leggendola).

Di Hugh  Hefner, morto  ieri all’età di 91 anni,   si è detto  già molto (nel  bene e nel male) nei  necrologi  dei  media, quindi non ci  dilunghiamo  ad aggiungere altre parole viste altrove.

E’ la sua creatura ad interessarci  di più, cioè Playboy, non come parata di  corpi  statuari (femminili) messi lì  a stuzzicare l’aumento  di  testosterone nel  soggetto  maschile, ma in quanto palestra per tanti  fotografi che si  sono  avvicendati nella realizzazione delle sue pagine.

Come non nominare, quindi, Helmut Newton  (il cui  vero nome ricordiamo  essere Helmut Neustädter ) che lavorò lungamente ed intensamente per Playboy impreziosendola con il suo stile improntato   ad un erotismo  raffinato.

 

Il libro Playboy Helmut Newton  (Mondadori  Electa € 35.00) comprende 160 scatti  realizzati  tra l’inizio  degli  anni ’70 e l’ultimo  periodo  di  collaborazione con le rivista nel 2002, cioè  due anni prima della morte del  fotografo  avvenuta il 23 gennaio 2004.

Ricordando Laurent Schwebel

 

Cosa si può leggere in questa immagine?

Forse tenacia e coraggio, oppure una semplice rassegnazione nei  confronti di un’avversità: qualunque sia il sentimento  che ispira, essa sarà sempre pura poesia visiva.

L’autore di questa istantanea era il fotografo  naturalista Laurent Schwebel.

 

Laurent Schwebel

 

La sua passione, il suo  lavoro, lo  ha portato a viaggiare per il mondo, esplorando luoghi  solitari per documentare con le sue foto ciò che scopriva nella natura.

Poi, un giorno  di febbraio di cinque anni  fa, nella centralissima piazza san Martin di  Buenos Aires, verrà ucciso durante una rapina.

Aveva 52 anni.