Quando Helmut Newton fotografava per Playboy

Il primo numero di Playboy, pubblicato nel dicembre 1953, con una sorridente Marilyn Monroe in copertina

 

Playboy: al meno  una volta nella vita sarà capitato a chiunque di  sfogliare questa rivista:  è ovvio  che quel “chiunque” è sinonimo di pubblico  maschile ( con questo non si  vuole precludere l’idea che anche una donna possa aver trovato piacere leggendola).

Di Hugh  Hefner, morto  ieri all’età di 91 anni,   si è detto  già molto (nel  bene e nel male) nei  necrologi  dei  media, quindi non ci  dilunghiamo  ad aggiungere altre parole viste altrove.

E’ la sua creatura ad interessarci  di più, cioè Playboy, non come parata di  corpi  statuari (femminili) messi lì  a stuzzicare l’aumento  di  testosterone nel  soggetto  maschile, ma in quanto palestra per tanti  fotografi che si  sono  avvicendati nella realizzazione delle sue pagine.

Come non nominare, quindi, Helmut Newton  (il cui  vero nome ricordiamo  essere Helmut Neustädter ) che lavorò lungamente ed intensamente per Playboy impreziosendola con il suo stile improntato   ad un erotismo  raffinato.

 

Il libro Playboy Helmut Newton  (Mondadori  Electa € 35.00) comprende 160 scatti  realizzati  tra l’inizio  degli  anni ’70 e l’ultimo  periodo  di  collaborazione con le rivista nel 2002, cioè  due anni prima della morte del  fotografo  avvenuta il 23 gennaio 2004.

Vivian Maier: il caso, la scoperta, una fotografa

Vivian Maier autoritratto

 

A vederla ritratta nel poster che pubblicizza la mostra a lei  dedicata, presso il Palazzo  Ducale di  Genova (chiude il prossimo  8 ottobre), Vivian Maier richiama alla mente il personaggio  di  Mary Poppins.

In effetti lei, che non era una fotografa professionista, di  mestiere faceva appunto  la tata, lavorando  tra le città di  New York  e Chicago.

Nei   momenti liberi, armata della sua inseparabile Rolleiflex,  andava in giro per le strade fotografando uomini, donne, anziani  e bambini senza che loro  se ne accorgessero  e quindi si  mettessero in posa.

Vivian Maier  fotografava per se stessa, non vendeva le immagini, tanto  meno partecipava a mostre: è un puro  caso  se  i negativi  e alcune foto scattate da  questa misconosciuta artista vennero  ritrovati nel 2007  da un agente immobiliare, John Maloof, rinchiusi in scatoloni  messi in vendita ad un’asta.

Da allora John Maloof non ha fatto  altro  che dare la caccia alle immagini scattate da Vivian Maier, fino ad arrivare a collezionare 15.000 negativi  e 3.000 stampe.

Cinzia Ghigliano, una tra le più brave (e rare) fumettiste italiane, le ha dedicato un libro  dal  semplice titolo Lei, Vivian Maier (ed. Orecchio  Acerbo) premio Andersen 2016 come miglior libro  fatto  ad arte.

 

 

Vivian era misteriosa. Portava camicie da uomo, imprecava in francese, conosceva a memoria tutti i racconti di O. Henry, camminava come un uccello. E così, come un trampoliere dalle lunghe gambe, ha attraversato il suo tempo fotografandolo

dal libro  Lei, Vivian Maier di  Cinzia Ghigliano

 

 

Ricordando Laurent Schwebel

 

Cosa si può leggere in questa immagine?

Forse tenacia e coraggio, oppure una semplice rassegnazione nei  confronti di un’avversità: qualunque sia il sentimento  che ispira, essa sarà sempre pura poesia visiva.

L’autore di questa istantanea era il fotografo  naturalista Laurent Schwebel.

 

Laurent Schwebel

 

La sua passione, il suo  lavoro, lo  ha portato a viaggiare per il mondo, esplorando luoghi  solitari per documentare con le sue foto ciò che scopriva nella natura.

Poi, un giorno  di febbraio di cinque anni  fa, nella centralissima piazza san Martin di  Buenos Aires, verrà ucciso durante una rapina.

Aveva 52 anni.