La prima fotografia

Veduta da una finestra di una casa a Le Gras 

L’immagine per quanto possa essere  sgranata e priva di  ogni  significato  estetico, ha la sua particolarità di  essere la prima fotografia al mondo: nel 1827  Joseph Nicéphore Nièpce la realizzò osservando il panorama dalla finestra di una casa a Le Gras  in Borgogna (altre fonti riportano  che il paese fosse Saint-Loup de Varenne).

La tecnologia di  allora

Per il suo  esperimento Niépce utilizzò una lastra di peltro coperta da Bitume di  Giudea preventivamente sciolto in olio  di  lavanda.

In seguito  la lastra venne esposta al  sole per otto ore dopodiché lavato  con trementina e olio  di lavanda: questa tecnica inventata da Niépce non era altro  che l’eliografia.

La  prima fotografia  venne donata da Niépce a Francis  Bauer, progettista di  giardini  e membro della Royal Society  che,  in  questa veste di socio, tentò di interessare la Royal Society  nei riguardi  dell’invenzione del  suo  amico senza però ottenere nessun risultato.

Nel 1952, in Inghilterra, lo storico  della fotografia Helmut Gersheim ritrovò fortuitamente l’immagine per consegnarla alla storia come il primo  risultato di una riproduzione di un paesaggio  che non fosse pittorica.

 

 

 

Wildlife Photographer of the Year: la mostra al Forte di Bard

Alcune immagini che hanno partecipato alla 53° edizione del Wildlife Photographer of the Year

E’ il concorso fotografico  dedicato alla natura più vecchio e prestigioso : Wildlife Photographer of the Year , nato  nel 1965 con la presentazione di Sir David Attenborough.

Sarà il pubblico  da casa a decidere il  vincitore tra le 24 stupende immagini scelte tra le cinquantamila giunte  da 92 paesi del mondo: il termine per partecipare è  fissato per il prossimo  5 febbraio  e si potrà farlo  da questa pagina.

Sempre da febbraio 2018, presso il Forte di  Bard,   sarà possibile vedere le foto  che hanno partecipato  alla 53° edizione del Wildlife Photographer of the Year.

 

Fotografa i borghi italiani e vinci ricchi premi (concorso TCI)

Arenzano in provincia di Genova

 

Il 2017 è stato  dichiarato dal ministero  dei  Beni Culturali   l’Anno  dei  borghi italiani perché essi  sono un patrimonio della cultura e del paesaggio  del nostro  Paese.

Il Touring Club Italiano a questo  riguardo ha indetto un concorso (termine 28 febbraio 2018) con un unico  limite che è di inviare foto  di  borghi  con meno  di 15.000 abitanti

LEGGI IL REGOLAMENTO NELLA  PAGINA DEL  TCI

Quando Helmut Newton fotografava per Playboy

Il primo numero di Playboy, pubblicato nel dicembre 1953, con una sorridente Marilyn Monroe in copertina

 

Playboy: al meno  una volta nella vita sarà capitato a chiunque di  sfogliare questa rivista:  è ovvio  che quel “chiunque” è sinonimo di pubblico  maschile ( con questo non si  vuole precludere l’idea che anche una donna possa aver trovato piacere leggendola).

Di Hugh  Hefner, morto  ieri all’età di 91 anni,   si è detto  già molto (nel  bene e nel male) nei  necrologi  dei  media, quindi non ci  dilunghiamo  ad aggiungere altre parole viste altrove.

E’ la sua creatura ad interessarci  di più, cioè Playboy, non come parata di  corpi  statuari (femminili) messi lì  a stuzzicare l’aumento  di  testosterone nel  soggetto  maschile, ma in quanto palestra per tanti  fotografi che si  sono  avvicendati nella realizzazione delle sue pagine.

Come non nominare, quindi, Helmut Newton  (il cui  vero nome ricordiamo  essere Helmut Neustädter ) che lavorò lungamente ed intensamente per Playboy impreziosendola con il suo stile improntato   ad un erotismo  raffinato.

 

Il libro Playboy Helmut Newton  (Mondadori  Electa € 35.00) comprende 160 scatti  realizzati  tra l’inizio  degli  anni ’70 e l’ultimo  periodo  di  collaborazione con le rivista nel 2002, cioè  due anni prima della morte del  fotografo  avvenuta il 23 gennaio 2004.

Bruce Chatwin, il viaggio continua a Castelnuovo Magra

 

Forse,  troppo  abituati  all’idea che Bruce Chatwin utilizzava per fissare le sue impressioni  di  viaggio  solo le mitiche Moleskine, è passato  sotto tono  il fatto  che il Viaggiatore assoluto – così qualcuno  definì Chatwin, considerando  che lui stesso  odiava descriversi  come scrittore di  viaggi – potesse far uso di una macchina fotografica con cui  scattare delle immagini  a corredo delle sue parole scritte.

La macchina fotografica era una Leica (What else?   Così direbbe George Clooney  che però pubblicizza macchine per il caffèe le sue foto non ebbero  mai  la fama dei  suoi  libri: anzi, nel 1970, il Sunday Times rifiutò un suo  reportage di un viaggio in Mauritania.

L’archivio fotografico  di  Chatwin è composto  da tremila foto in bianco  e nero, quasi  un monocromo  di  grigi, senza didascalie o  riferimenti utili per collocarle in uno spazio  geografico, le uniche informazioni  sono  quelle che sua moglie, Elisabeth Chatwin, è riuscita a dare utilizzando la propria memoria per rinverdire i  ricordi  di  viaggio  di  suo  marito.

Oggi,  fino  all’ 8 ottobre di  quest’anno, una selezione di  queste foto  è visibile nella mostra Bruce Chatwin, il viaggio  continua a Castelnuovo Magra (SP) presso la Torre del Castello dei  Vescovi di  Luni.

Il 5 settembre, sempre nella sede museale, alle 17.30 ci  sarà un incontro con Elisabeth  Chatwin  che racconterà i viaggi e le passioni  del suo  celebre marito.

 


 


 

 

 

 

Due appuntamenti a Parma dedicati a Patti Smith fotografa

 

Fino al prossimo  16 luglio    Parma offre una doppia occasione culturale per gli  amanti  della fotografia in due mostre visitabili  presso il Palazzo  del  Governatore: Higher Learning e The NY Scene.

 

 

Le due mostre hanno il comune denominatore nella figura della cantante e poetessa Patti Smith che,   all’Università Parma, ha ricevuto lo  scorso 3 maggio la laurea ad honorem.

La prima mostra, Higher Learning è composta da 120 fotografie scattate dalla stessa artista utilizzando una Polaroid prodotta alla fine degli  anni ’60 e cioè una Land 250 come quella mostrata nell’immagine in basso  .

Le fotografie, tutte rigorosamente in bianco  e nero,  sono  quelle che Patti  Smith ha  scattato in giro per il mondo  e che lei  considera come una sorta di  diario  visivo legato  al  tema del  suo libro  M Train  di cui  diamo  un’anteprima a fine articolo.

Higher Learning si  può considerare come il proseguimento ampliato   un’altra sua mostra, Eighteen Stations, presentata recentemente a  New York e Stoccolma.

The NY Scene propone 150 immagine legate al  clima intellettuale che la stessa Patti  Smith  ha vissuto  nella Grande Mela durante il periodo  tra gli  anni Settanta ed Ottanta.

INFO MOSTRE

 


 


 

HCB: Kriegsgefangener 845

 

 

Kriegsgefangener 845: in tedesco  significa prigioniero  845, era il numero  assegnato  durante la  prigionia a Henri  Cartier-Bresson, catturato  dai  tedeschi il 22 giugno  del 1940 nei Vosgi mentre svolgeva il compito  di caporale fotografo  nell’esercito  francese.

La storia, però, dice che il suo periodo  di  detenzione fu marcata da ben tre tentativi  di  evasione (l’ultima con successo) che, una volta terminata la guerra, lui ricorderà come il suo  viaggio  più importante.

Henri   Cartier-Bresson, utilizzando  la sua mitica Leica, documentò la liberazione del suo  Paese, in seguito  dietro l’invito dell’Owi  (Office of War Information, cioè l’istituto  di informazione e propaganda dell’esercito  americano), realizzò il documentario Le Retour  sempre incentrato  sulla liberazione della Francia (il video è visibile al  termine dell’articolo).

Jean David Morvan e Séverine Tréfouël, insieme all’illustratore S. Savoia, hanno realizzato il graphic novel Cartier -Bresson, Germania 1945 sulla vita del  celebre fotografo  francese durante la sua prigionia.

Dalla recensione di  Google Libri:
Esistono  fotografie che sono un emblema come questa scattata da Cartier-Bresson, potrebbe essere l’ultima della Seconda guerra mondiale o la prima della Liberazione. ma è anche uno degli  esempi più eloquenti  dello stile del suo  autore. Un’immagine colta in modo  rapido, mai  riquadrata,  dove tutto però sembra studiato, ponderato, calcolato  al  millimetro. Un’icona che invita a riflettere sull’arte e sulla libertà.

 

La foto, e il disegno corrispondente, dell’ex -prigioniera che colpisce una collaborazionista dopo averla riconosciuta.

 

Cartier-Bresson, Germania 1945 è edito  da Contrasto (euro 24,00)

 

 


 

 

 


 

 

 

 

 

 

Indietro nel tempo con le immagini di Richard Tuschman

Immagine tratta da Once Upon A Time in Kazimierz – Richard Tuschman

 

Per il fotografo  americano Richard Tuschman la macchina del  tempo esiste e non è certo  quella inventata da strampalati  scienziati protagonisti di  cult movie.

La sua capacità, forse sarebbe meglio  dire le sue doti  di  creatività, gli permettono  di ricostruire nelle sue fotografie ambienti del  tutto uguali  a quelli  del passato.

Un esempio  è il suo  progetto C’era una volta a Kazimierz (Kazimierz è il quartiere ebraico  di  Cracovia) dove l’osservatore, guardando i personaggi  e l’ambientazione  delle fotografie, ha l’impressione  di  fare un salto indietro  nel  tempo, in questo  caso nella Cracovia del 1930.

Tuschman non si limita a questi salti  temporali, riuscendo a far vivere personaggi di  quadri  d’autore: un esempio  è la sua serie incentrata sui  quadri  di Edward Hopper.

Le realizzazioni di Tuschman si  basano, oltre ad un sapiente uso della tecnica fotografica, molto sull’aspetto artigianale del progetto: lui  stesso crea i modelli che fanno  da sfondo  alle foto quindi, in un secondo  tempo, fotografa i soggetti  che fanno  da modello  inserendoli nel  contesto dell’opera.

Nel video  che segue Richard Tuschman spiega alcune  fasi  del  suo lavoro Once Upon A Time in Kazimierz.

 


 


 

Con Frontback raddoppi i tuoi selfie

 

Pur non amando  molto il fenomeno  dei  selfie, palestra più per il narcisismo  che per la tecnica fotografica, non possiamo  trascurarne la diffusione.

Vietandoci  la pubblicazione di  personali  autoscatti, in effetti un selfie è appunto  questo,  ne parliamo attraverso  la realizzazione dell’applicazione, per Android ed iOS, di Frontback.

La sua particolarità risiede nel  fatto che attraverso  di  essa si possono arricchire i  selfie con  un’ulteriore immagine che mostra ciò che è  di  fronte al selfista.

Naturalmente le foto  ottenute possono  essere ulteriormente arricchite da didascalie e condivise con i principali social  network.

Nulla di più.

 

Ricordando Laurent Schwebel

 

Cosa si può leggere in questa immagine?

Forse tenacia e coraggio, oppure una semplice rassegnazione nei  confronti di un’avversità: qualunque sia il sentimento  che ispira, essa sarà sempre pura poesia visiva.

L’autore di questa istantanea era il fotografo  naturalista Laurent Schwebel.

 

Laurent Schwebel

 

La sua passione, il suo  lavoro, lo  ha portato a viaggiare per il mondo, esplorando luoghi  solitari per documentare con le sue foto ciò che scopriva nella natura.

Poi, un giorno  di febbraio di cinque anni  fa, nella centralissima piazza san Martin di  Buenos Aires, verrà ucciso durante una rapina.

Aveva 52 anni.