Il Golem: dalla letteratura ai fumetti

Rappresentazione del Golem (Philippe Semeria)
Rappresentazione del Golem (Philippe Semeria)

 

La luce della luna batte sul fondo del mio  letto e vi posa come una grossa,piatta pietra luminosa.

Quando  la luna piena prende a raggrinzirsi, ed il suo lato  destro  comincia a sfaldarsi, come una faccia va incontro  alla vecchiaia dapprima smagrisce e si  solca di  rughe, su una sola guancia, verso  quell’ora della notte s’impossessa di un’inquietudine torbida, tormentosa.

Non dormo  e non veglio, e nel  dormiveglia  si  vengono  mescolando nella mia anima cose vissute con cose lette ed udite, al modo  che correnti  varie per colore e trasparenza confluiscono insieme.

Tratto  da “Il Golem” di  Gustav Meyrink

Alla fine del  secolo XVII in Germania si  era diffusa la leggenda riguardo  alla capacità di  alcuni  rabbini  di  creare automi grazie alle formulazioni  magiche tratte dalla Kabbalah.

La leggenda ebbe, però, sviluppo in Polonia dove un gigante di  argilla, appunto il Golem, crebbe a dismisura fino  a minacciare chi lo aveva creato: il Rabbi Elija Ba’al Schem.

Egli, con un sotterfugio, riuscì a cancellare l’aleph dalla fronte del  gigante che, ridiventata una massa informe, travolse il rabbino che gli  aveva donato  la vita.

La leggenda più nota è comunque quella ambientata nel  ghetto  di  Praga ai  tempi  dell’imperatore Rodolfo  II d’Asburgo (Vienna, 18 luglio 1552 – Praga, 20 gennaio 1612) in cui  il Golem figura per la prima volta come il protettore del popolo  ebraico  dalle persecuzioni.

nel 1808, Jacob Grimm (uno  dei  due fratelli  celebri  per le loro  fiabe), racconta la storia del  Golem ripresa dalla leggenda originale polacca.

Bisogna aspettare il 1915 affinché il Golem diventi un classico  della letteratura fantastica: in quell’anno, a Lipsia, si pubblicò per la prima volta il libro  che fece la fortuna di Gustav Meyrink, bancario  mancato per una professione di scrittore di  sicuro  successo.

Rimanendo  sempre nel  ghetto  di  Praga, ma uscendo dai  canoni  della letteratura per entrare nel mondo magico dei  fumetti, è nel giugno  del 1974 che la Marvel inserisce per la prima volta, fra i  suoi  personaggi  fantastici, il Golem creato, in questo  caso,  da Len Wein e John Buscema  (Strange Tales vol. I, giugno 1974) ).

 

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Recentemente è stato invece ripubblicato dalla casa editrice Giuntina Il Golem raccontato da Elie Wiesel, con le illustrazioni  di Mark Podwal (pp.105, € 15,00).

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Shaun Tan racconta L’ Approdo

Una tavola del volume L'Approdo di Shaun Tan
Una tavola del volume L’Approdo di Shaun Tan

La definizione di  silent book è facilmente intuibile come prodotto  letterario in cui il racconto  di una storia è  affidato alle immagini e non più alla scrittura.

I silent book (libri  senza parole è la  definizione in italiano) sono creati  generalmente per un pubblico  di  lettori quali i  bambini che, da soli o  accompagnati dai  genitori, sviluppano  la storia attraverso l’immaginazione.

Non è detto, però, che questo  tipo  di lettura sia destinata solo  all’infanzia: anche l’individuo  adulto potrà essere, per così dire, rapito dalle immagini e lasciarsi  coinvolgere da quello  che l’autore del  libro ha voluto esprimere in questo maniera.

Va da se, in questo  caso, che non si parla di  disegni elementari per bambini, quanto piuttosto di un prodotto creativo di  alta qualità.

L’approdo dell’illustratore australiano Shaun Tan rientra di  diritto in questa tipologia della narrazione per immagini: la trama del libro riguarda il tema dell’immigrazione, trattato in maniera favolistica, con un fondo  autobiografico in quanto  il padre di Shaun Tan, ingegnere cinese, emigrò dapprima in Malesia e poi in Australia dove incontrò Christine creando con lei  una famiglia.

 

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L’approdo (The Arrival  in  originale) ha ricevuto  vari  premi ed  è stato pubblicato per la prima volta in Italia dalla casa editrice Elliot e, nel 2016,  ripubblicato  da Tunuè (€ 24,90).

Tra le altre opere di Shaun Tan va ricordato il cortometraggio  d’animazione Oggetti  smarriti (tratto  dal  suo libro omonimo) con cui  vinse l’Oscar per il miglior cortometraggio d’animazione nel 2011,


 

 


 

 

 

Georg Salter

Copertina di Berlin Alexanderplaz (1°edizione) realizzata da Georg Salter
Copertina di Berlin Alexanderplaz (1°edizione) realizzata da Georg Salter

 

Nel 1929 veniva pubblicato il romanzo Berlin Alexanderplatz di Alfred Döblin.

La copertina della prima edizione fu  disegnata dal tedesco Georg Salter (in seguito, una volta naturalizzato come cittadino  degli  Stati  Uniti, il nome venne n modificato in George Salter).

NOTE SU BERLIN ALEXANDERPLATZ – PdF

Georg Salter (Brema, 5 ottobre 1897 – 31 ottobre 1967, New York), dopo aver prestato  il servizio  militare durante la prima guerra mondiale, si  diplomò presso  la Scuola di  Arti  Applicate di  Berlino.

Nel 1921  la carriera di  scenografo lo vide impegnato  nel Preußischen Staatsoper (Opera di  Stato prussiana) e, quindi, nel 1923 alla Berlino Volksoper e nel 1925 alla Vereinigten Stadttheater Barmen-Elberfeld dove disegnò più di cento  scenografie.

È nel  settore editoriale che Salter ebbe maggiore soddisfazione per la sua creatività: nel periodo in cui  visse in Germania disegnò più di  350 copertine per diverse case editrici, tra cui  la celeberrima copertina per Berlin Alexanderplatz.

Con l’approssimarsi dei  tempi  cupi  che avrebbe portato  la Germania verso la dittatura del  nazionalsocialismo, nel 1934 Salter emigrò negli  Stati Uniti stabilendosi  a New York (prendendone la nazionalità nel  1940).

Qui  proseguì il suo lavoro  di graphic design collaborando con la Mercury Publications diventandone il responsabile per il reparto  grafico nel 1939 e, proseguendo, con altra case editrici  americane.

Ritornando al periodo in cui  visse in Germania, non si può trascurare la condizione in cui  lo  stato tedesco  ha vissuto prima dell’avvento  del  nazismo ovvero la Repubblica di  Weimar che, nei primi  anni Venti ed  alla sua fine avvenuta nel 1933, fu  anche un laboratorio di  avanguardia culturale e sociale.

REPUBBLICA DI  WEIMAR

A dare un’idea del prodotto  della creatività di  allora, ricollegandoci  quindi alla graphic design, è il libro The book cover in the Weimar Republic a cura di Jürgen Holstein,  con la raccolta di oltre mille copertine, dai libri  per l’infanzia a quelli della letteratura.

Tra gli  autori  citati, oltre a Georg Salter, John Heartfield, Olaf Gulbbransson, George Grosz ed altri  ancora.

 

Copertina del libro "The book cover in the Weimar Republic
Copertina del libro “The book cover in the Weimar Republic