MAUA: le opere murali si animano a Milano

Le opere di street art  hanno  la loro collocazione in quella definita dal nome stesso di  questa corrente artistica: la strada.

Non per questo, però, le opere devono  sentirsi orfane di una rappresentazione museale che le rappresenti: a questo, con una lungimirante operazione di  valorizzazione  delle periferie, ci  ha pensato il Comune di  Milano con il progetto  Maua   cioè Il Museo di  arte urbana aumentata, omologo  di  quello di  Torino denominato  MAU

La differenza fra i  due musei open air è appunto  che per Milano il valore aggiunto  alle opere di  street art è nella realtà aumentata: in pratica, attraverso un’app dedicata (Bepart gratuito e reperibile sugli  store Android e iOS) si inquadra, attraverso il proprio  smartphone, il  murale ed immediatamente in sovraimpressione si  avranno delle sorprendenti animazioni  create da 50 artisti (lo  stesso risultato  si può avere da un catalogo  cartaceo fornito appositamente).

Le opere selezionate a Milano  sono  218, provengono dalle zone periferiche di  Milano quali Giambellino – Lorenteggio, Adriano -Padova – Rizzoli, Corvetto – Chiaravalle – Porto  di  Mare, Niguarda – Bovisa, Qt8 – Gallaratese.

Dal  sito è possibile è possibile prenotare un tour guidato per la visita alle opere censite per gruppi  di un minimo  di 10  persone ad un massimo di  40.

Il prezzo del  biglietto è fissato a 12 euro: il ricavato  delle vendite dei  biglietti va alle organizzazioni  locali  no  profit per progetti  di  rigenerazione urbana e sviluppo  di  servizi  per la comunità.

Keith Haring in mostra al Palazzo Reale di Milano

Tuttomondo (particolare) – Keith Haring, canonica di sant’Antonio abate a Pisa

 

L’immagine ad inizio  articolo  è un particolare di  Tuttomondo, un murale realizzato da Keith  Haring sulla facciata  esterna della chiesa di  sant’Antonio  abate a Pisa.

 

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Keith Haring al lavoro  presso lo  Stedelijk Museum in Amsterdam

L’artista americano realizzò quest’opera nel 1989, un anno prima  di morire a causa dell’AIDS: aveva solo trent’anni.

Oggi  Keith Haring se fosse ancora in  vita avrebbe cinquantanove anni: la domanda è sempre la stessa quando  un artista muore precocemente, cioè come si  sarebbe sviluppata la sua arte? Avrebbe continuato a sviluppare il percorso iniziale fonte della sua creatività, oppure avrebbe sperimentato quelle che per lui potevano  essere altre forme d’arte.

Ovviamente non lo sapremo  mai.

Come del resto non possiamo immaginare quanto sia stato  d’aiuto per Haring, dotato sin da piccolo di un talento  artistico  per il disegno, l’influenza ed incoraggiamento  del padre, l’ingegnere Allen Haring, fumettista in veste amatoriale.

Keith Haring  da una piccola traccia di  questo connubio  artistico con il padre, attraverso  le sue stesse parole riportate nella biografia dell’artista scritta da John Gruen:

Mio padre realizzava per me personaggi dei cartoni animati, e questi erano simili a come disegnavo io – con un’unica linea e un contorno fumettistico

Da appena due giorni si è aperta a Milano, presso  Palazzo  Reale,  la mostra Keith  Haring. About art.

Si  ha tempo  fino al 18 giugno  di  quest’anno per ammirare 110 opere dell’artista, di  dimensioni extralarge e  delle quali  alcune mai  esposte in Italia, a cui  si  affiancano  quelle di altri autori  di  epoche diverse che sono servite ad Haring per reinterpretarle secondo il suo stile.

 

 

Compianto a San Vittore

Compianto  a San Vittore
Compianto a San Vittore

Compianto  a San Vittore è il titolo dell’immagine ad inizio  articolo: la sua realizzazione è stata possibile grazie ad un corso  di  fotografia tenutosi nel  carcere di San Vittore, a Milano, nel 2008.

Il corso aveva come tema il male inteso  anche come disagio  sociale da parte di  chi è sottoposto al  regime carcerario.

Da questa esperienza è nata in seguito la mostra Ma liberaci  dal male presso  la galleria San Fedele a Milano.

Il corso  di  fotografia e la mostra sono  stati  curati da Gigliola Foschi, Andrea Dall’Asta e Donatello Occhibianco

 

 

L’altro volto professionale di Guido Crepax

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È quasi inevitabile associare il nome di  Guido Crepax alla sua principale eroina di carta, cioè alla sinuosa Valentina, eppure esiste un altro  aspetto  dell’autore che, forse, non è molto conosciuto  dal  grosso  del  suo  pubblico di  affezionati.

Infatti, dal 1965 e fino al 1994, Guido  Crepax disegnò delle tavole per illustrare le Clinicommedie pubblicate sulla rivista il Tempo  Medico.

Per chi  ha la curiosità di  vedere dal  vivo la produzione  di  Guido  Crepax di quel periodo, potrà visitare la mostra L’altro  Crepax presso  WOW Spazio  Fumetto a Milano.

La mostra chiuderà i  battenti il prossimo 13 novembre ma, in contemporanea e fino al 6 dicembre, è possibile visitare una mostra parallela che illustra l’altra attività di  Guido Crepax, sempre per Tempo  Medico, questa volta come autore delle copertine della rivista.

Nella mostra, presso la sede della Statale di  Milano, sono  esposte 200 opere dell’autore.

Info per la mostra presso WOW Spazio  Fumetto:

Orario – da martedì a venerdì, ore 15.00 – 19.00; sabato  e domenica, ore 15.00 – 20.00. Lunedì chiuso.

Ingresso intero € 5, ridotto € 3.

Questo articolo è stato  anche pubblicato  su 24Cinque