” L’Origine del Mondo”: nudi d’antan alla Triennale di Milano

 

 

Anonimo, Stati Uniti 1950

 

La Triennale di  Milano ospiterà fino  al prossimo 17 dicembre la mostra L‘Origine del mondo che, già dal  riferimento al nome del celebre quadro  di Gustave Courbet, fornisce un valido indizio  sul tema dell’esposizione.

Infatti si  tratta di  200 fotografie trouvée  parte della collezione Alidem  dedicate all’erotismo tra il 1880 e gli  anni ’60 del  secolo  scorso.

Si  tratta di donne non certo  famose, sarte, lavandaie, operaie, attratte dalla possibilità  di  guadagnare qualche soldo.

Ma vi  sono anche donne semplicemente attratte da un nuovo  gioco  erotico,  da fare in privato,  con  il proprio  uomo.

Le stesse immagini, con il tempo, diventeranno oggetto  di una particolare forma di collezionismo e propedeutiche allo  studio  del  corpo  femminile di  fotografi famosi  quali, ad esempio, Helmut Newton.

L’ingresso  alla mostra è gratuito.

Orari: dal  martedì  alla domenica 10.30 – 20.30 

Da Parigi a Genova: le opere di Picasso

Le bagnati, 1918 – Pablo Picasso

 

Il Palazzo  Ducale di  Genova dopo  il  successo  della mostra dedicata a Modigliani, al netto  della vicenda giudiziaria per una serie di  quadri  esposti ritenuti  falsi, si prepara ad ospitare un altro  grande della pittura moderna: Pablo  Picasso.

Infatti, dal 10 novembre 2017 e fino  al 6 maggio  2018, si  terrà la mostra Capolavori  dal  Museo  Picasso di  Parigi, con una selezione di opere provenienti  dal Musée  national Picasso  della capitale francese.

Si tratta in particolare di opere che Picasso ha sempre tenuto  con sé nel  corso  degli anni e dei  suoi  trasferimenti, che lo  hanno  accompagnato  nella quotidianità: tracce evidenti  nel profondo  legame arte-vita che lo  ha contraddistinto.

In esposizione anche numerose fotografie, che lo ritraggono  accanto alle opere nei  suoi  diversi  atelier che furono  nella realtà delle ver e proprie officine creative, dagli  esordi  parigini del  Bateau- Lavoir fino  alle mas le grandi  case nella campagna provenzale in cui  decise di  trascorrere gli ultimi  anni.

Tratto  dal  dépliant introduttivo  alla mostra

 

 

Vivian Maier: il caso, la scoperta, una fotografa

Vivian Maier autoritratto

 

A vederla ritratta nel poster che pubblicizza la mostra a lei  dedicata, presso il Palazzo  Ducale di  Genova (chiude il prossimo  8 ottobre), Vivian Maier richiama alla mente il personaggio  di  Mary Poppins.

In effetti lei, che non era una fotografa professionista, di  mestiere faceva appunto  la tata, lavorando  tra le città di  New York  e Chicago.

Nei   momenti liberi, armata della sua inseparabile Rolleiflex,  andava in giro per le strade fotografando uomini, donne, anziani  e bambini senza che loro  se ne accorgessero  e quindi si  mettessero in posa.

Vivian Maier  fotografava per se stessa, non vendeva le immagini, tanto  meno partecipava a mostre: è un puro  caso  se  i negativi  e alcune foto scattate da  questa misconosciuta artista vennero  ritrovati nel 2007  da un agente immobiliare, John Maloof, rinchiusi in scatoloni  messi in vendita ad un’asta.

Da allora John Maloof non ha fatto  altro  che dare la caccia alle immagini scattate da Vivian Maier, fino ad arrivare a collezionare 15.000 negativi  e 3.000 stampe.

Cinzia Ghigliano, una tra le più brave (e rare) fumettiste italiane, le ha dedicato un libro  dal  semplice titolo Lei, Vivian Maier (ed. Orecchio  Acerbo) premio Andersen 2016 come miglior libro  fatto  ad arte.

 

 

Vivian era misteriosa. Portava camicie da uomo, imprecava in francese, conosceva a memoria tutti i racconti di O. Henry, camminava come un uccello. E così, come un trampoliere dalle lunghe gambe, ha attraversato il suo tempo fotografandolo

dal libro  Lei, Vivian Maier di  Cinzia Ghigliano

 

 

La Collezione Salce a Treviso: una mostra in tre puntate

Adolf Hohenstein – Manifesto pubblicitario per Monaco Exposition et concours de canots automobiles (1900)

 

A Treviso è aperto  dal  maggio  scorso il Museo  nazionale Collezione Salce dedicata interamente all’arte grafica.

Ferdinando  Salce (Treviso, 22 marzo 1878 – Treviso, 1962) per sessantasette anni collezionò manifesti pubblicitari che, al  di  la della semplice  funzione legata alla pubblicità di un prodotto  od evento, sono anche la storia dell’evoluzione dell’arte grafica in Italia.

Il Museo Salce ospiterà la mostra Illustri persuasioni in un percorso  espositivo  diviso in tre tappe:

La Belle Époque – fino  al 1° ottobre

Tra le due guerre – dal 14 ottobre 2017 al  14 gennaio 2018

Dal  secondo  dopoguerra al 1962 – da giugno 2018

Museo  nazionale Collezione Salce

Treviso, via Carlo  Alberto 31

Orario 10.00 – 18.00 /venerdì 10.00 – 21.00

Chiuso  lunedì, martedì e mercoledì

 

 

Bruce Chatwin, il viaggio continua a Castelnuovo Magra

 

Forse,  troppo  abituati  all’idea che Bruce Chatwin utilizzava per fissare le sue impressioni  di  viaggio  solo le mitiche Moleskine, è passato  sotto tono  il fatto  che il Viaggiatore assoluto – così qualcuno  definì Chatwin, considerando  che lui stesso  odiava descriversi  come scrittore di  viaggi – potesse far uso di una macchina fotografica con cui  scattare delle immagini  a corredo delle sue parole scritte.

La macchina fotografica era una Leica (What else?   Così direbbe George Clooney  che però pubblicizza macchine per il caffèe le sue foto non ebbero  mai  la fama dei  suoi  libri: anzi, nel 1970, il Sunday Times rifiutò un suo  reportage di un viaggio in Mauritania.

L’archivio fotografico  di  Chatwin è composto  da tremila foto in bianco  e nero, quasi  un monocromo  di  grigi, senza didascalie o  riferimenti utili per collocarle in uno spazio  geografico, le uniche informazioni  sono  quelle che sua moglie, Elisabeth Chatwin, è riuscita a dare utilizzando la propria memoria per rinverdire i  ricordi  di  viaggio  di  suo  marito.

Oggi,  fino  all’ 8 ottobre di  quest’anno, una selezione di  queste foto  è visibile nella mostra Bruce Chatwin, il viaggio  continua a Castelnuovo Magra (SP) presso la Torre del Castello dei  Vescovi di  Luni.

Il 5 settembre, sempre nella sede museale, alle 17.30 ci  sarà un incontro con Elisabeth  Chatwin  che racconterà i viaggi e le passioni  del suo  celebre marito.

 


 


 

 

 

 

Due appuntamenti a Parma dedicati a Patti Smith fotografa

 

Fino al prossimo  16 luglio    Parma offre una doppia occasione culturale per gli  amanti  della fotografia in due mostre visitabili  presso il Palazzo  del  Governatore: Higher Learning e The NY Scene.

 

 

Le due mostre hanno il comune denominatore nella figura della cantante e poetessa Patti Smith che,   all’Università Parma, ha ricevuto lo  scorso 3 maggio la laurea ad honorem.

La prima mostra, Higher Learning è composta da 120 fotografie scattate dalla stessa artista utilizzando una Polaroid prodotta alla fine degli  anni ’60 e cioè una Land 250 come quella mostrata nell’immagine in basso  .

Le fotografie, tutte rigorosamente in bianco  e nero,  sono  quelle che Patti  Smith ha  scattato in giro per il mondo  e che lei  considera come una sorta di  diario  visivo legato  al  tema del  suo libro  M Train  di cui  diamo  un’anteprima a fine articolo.

Higher Learning si  può considerare come il proseguimento ampliato   un’altra sua mostra, Eighteen Stations, presentata recentemente a  New York e Stoccolma.

The NY Scene propone 150 immagine legate al  clima intellettuale che la stessa Patti  Smith  ha vissuto  nella Grande Mela durante il periodo  tra gli  anni Settanta ed Ottanta.

INFO MOSTRE

 


 


 

“Lettere”: dai muri al museo di Villa Croce di Genova

Graffiti su di un muro a Milano / foto: 24Cinque ©

 

Presso il museo  di  arte contemporanea di  Villa Croce (Genova, zona di  Carignano), è allestita la mostra Lettere, la prima in Italia ad essere dedicata al  lettering cioè quello che  inizialmente  è lo studio  di  nuovi  caratteri diventando la forma artistica insita nel writing.

Assolutamente da non confondere con i  graffiti che solitamente imbrattano i muri  delle nostre città, le opere di  artisti  quali  Soda, Bergamasterz, Luca Font, V3rbo  ed altri,  hanno in se il valore artistico  di un continuo  studio  evolutivo  delle forme nel lettering.

Il percorso  espositivo  parte da quello che è l’inizio  del  lettering in Italia, cioè dai  muri  di  Padova dove, negli  anni ’80, andò sviluppandosi  questa forma d’arte e dove, per la prima volta, essendo  essa stata riconosciuta dalle istituzioni come forma d’arte, stabilì le prime collaborazioni  ufficiali  fra graffitari  e governo  della città.

Lo stesso  sta accadendo  a Genova  dove  il progetto  collettivo di  arte urbana Walk the Line, di  cui  la mostra a Villa Croce è parte integrante, sta trasformando  i piloni  della sopraelevata in un galleria plein air dedicata alla Street Art.

La mostra Lettere si chiuderà il prossimo  25 giugno.

 


 

 


 

 

 

 

Magnum + Life = Cremona (Museo del Violino)

 

Avremo  modo  di parlare in futuro  dell’agenzia fotografica americana Magnum, oggi ci accontentiamo di segnalare la mostra di  Cremona Life e Magnum, presso il Museo  del Violino fino  al 6 giugno 2017, che la lega, attraverso  reportage fotografici riferiti  ad eventi  storici  del  ventesimo secolo,  all’altrettanta famosa rivista Life.

 

Il 22 maggio del 1947 sulla terrazza del Museo d’Arte Moderna diNew York MoMA, viene fondata la Magnum Photos, quella che diventerà la più celebre agenzia fotografica del mondo.

 

Life non aveva confronti quando si trattava di foto. I quotidiani  erano più rapidi sull’attualità, ma mancavano di spazi adeguati di qualità delle riproduzioni. Quando Life ripubblicava le migliori foto apparse sui giornali, spesso i lettori avevano l’impressione di vederle per la prima volta”

Johm Morris, photo editor della rivista LIFE

 

Keith Haring in mostra al Palazzo Reale di Milano

Tuttomondo (particolare) – Keith Haring, canonica di sant’Antonio abate a Pisa

 

L’immagine ad inizio  articolo  è un particolare di  Tuttomondo, un murale realizzato da Keith  Haring sulla facciata  esterna della chiesa di  sant’Antonio  abate a Pisa.

 

Keith Haring (1986).jpg
Keith Haring al lavoro  presso lo  Stedelijk Museum in Amsterdam

L’artista americano realizzò quest’opera nel 1989, un anno prima  di morire a causa dell’AIDS: aveva solo trent’anni.

Oggi  Keith Haring se fosse ancora in  vita avrebbe cinquantanove anni: la domanda è sempre la stessa quando  un artista muore precocemente, cioè come si  sarebbe sviluppata la sua arte? Avrebbe continuato a sviluppare il percorso iniziale fonte della sua creatività, oppure avrebbe sperimentato quelle che per lui potevano  essere altre forme d’arte.

Ovviamente non lo sapremo  mai.

Come del resto non possiamo immaginare quanto sia stato  d’aiuto per Haring, dotato sin da piccolo di un talento  artistico  per il disegno, l’influenza ed incoraggiamento  del padre, l’ingegnere Allen Haring, fumettista in veste amatoriale.

Keith Haring  da una piccola traccia di  questo connubio  artistico con il padre, attraverso  le sue stesse parole riportate nella biografia dell’artista scritta da John Gruen:

Mio padre realizzava per me personaggi dei cartoni animati, e questi erano simili a come disegnavo io – con un’unica linea e un contorno fumettistico

Da appena due giorni si è aperta a Milano, presso  Palazzo  Reale,  la mostra Keith  Haring. About art.

Si  ha tempo  fino al 18 giugno  di  quest’anno per ammirare 110 opere dell’artista, di  dimensioni extralarge e  delle quali  alcune mai  esposte in Italia, a cui  si  affiancano  quelle di altri autori  di  epoche diverse che sono servite ad Haring per reinterpretarle secondo il suo stile.

 

 

Dylan Dog indaga a Genova

Nel 1986 dalla matita di  Tiziano  Sclavi nasceva Dylan Dog.

La   prima storia con questo nuovo  personaggio  ebbe il titolo  di L’alba dei morti  viventi: questo bastò a connotare quello che sarebbe stato la prerogativa di  Dylan Dog : quella di  essere l’investigatore dell’occulto per eccellenza nel panorama dei  fumetti  made in Italy.

Tiziano  Sclavi, per dare un volto  al suo eroe, si  ispirò  a quello  dell’attore inglese Ruperth Everett mentre, non poteva essere altrimenti  parlando  di  fumetti italiani, a pubblicarne le avventure fu la Sergio  Bonelli Editore: la stessa casa di  Tex Willer.

Ritornando  a L’alba dei morti  viventi il primo  numero  uscì in edicola ad un prezzo  di 1.300 lire: oggi  è un pezzo  da collezione la cui quotazione ha stimolato i  falsari  a crearne delle copie.

La gestazione di  Dylan Dog,  risale al 1985, quando  Tiziano  Sclavi presenta a Bonelli  ed al direttore generale della casa editrice Decio  Canzio  (scomparso  nel  gennaio  del 2013), le caratteristiche dell’investigatore. Ed è a questo  punto  che, modificando l’idea iniziale di  Sclavi, si  decide che Dylan Dog non dovrà essere americano, ma bensì inglese, giovane e non lavorerà in solitudine ma,  come Sherlock  Holmes, avrà un aiutante decisamente votato  alla comicità,  il quale prenderà il nome di  Groucho, clone in versione fumettistica dell’attore Groucho Marx.

Tiziano  Sclavi aveva già toccato il tema dell’occulto  nel  suo  romanzo  Dellamorte Dellamore: l’ambientazione della storia è nel  cimitero  di  Buffarola, in Lombardia. Dellamorte è il custode del cimitero e, insieme a Gnaghi lo scavafosse, dovrà fronteggiare un epidemia che porterà alla (ri)nascita degli  zombie…

È inutile dire che Dellamorte Dellamore  darà forma al personaggio di  Dylan Dog.

Per gli  amanti  del  fumetto, soprattutto  quelli di  Dylan Dog, l’occasione per vedere 250 opere, tra tavole originali, copertine e schizzi, è data dalla mostra antologica dedicata all’eroe bonelliano in corso presso il Museo  Luzzati di Genova (Porta Siberia, Area Porto  Antico).

La mostra si concluderà il 18 aprile 2017