La storia globale dell’animazione in un nuovo libro

 

Quando è iniziate l’arte dell’animazione?

Forse nel 2.700 a.C. se diamo  retta ad una sequenza disegnata ritrovata in un calice in un sito  archeologico della provincia del  Belucistan.

Certo, questa rimane solo  una supposizione, allora ripetiamo  la domanda: Quando è iniziata l’arte dell’animazione?

A darci una mano  nel  fornire una risposta quanto più esatta è la monumentale opera (si  tratta di 1.780 pagine ) scritta da Giannalberto Bendazzi, storico  del cinema specializzato in quello  d’animazione, dal  titolo Animazione – una storia globale.

Presentazione del  libro

Monumentale” è la sola parola adatta a descrivere questa esaustiva storia dell’animazione mondiale.» – Leonard Maltin «Questo è forse il libro definitivo sulla storia dell’animazione? No, non potrà mai esistere una cosa simile. Però ci va dannatamente vicino.» – Jerry Beck Tre secoli di animazione, una storia planetaria. La definitiva cartografi a di quel vasto mondo che ormai, con il successo di colossi come Pixar e Dreamworks e la diffusione del 3D e degli effe tti speciali digitali, sembra diventato il paradigma del cinema contemporaneo. Giannalberto Bendazzi ricostruisce la storia dell’animazione a partire dalle origini – flipbook (i popolari libre tti che si animavano sfogliandoli), lanterne magiche, teatro d’ombre, fuochi d’artificio… – fino alle ultime evoluzioni, digitali e di massa; ci guida alla scoperta del cinema d’animazione in tu tto il mondo, dalla Russia all’America Latina, dall’Africa all’Asia, dal Giappone agli Stati Uniti; e presenta al grande pubblico tutta una schiera di artisti finora poco conosciuti, che meritano un posto a fianco dei celeberrimi Walt Disney, Miyazaki Hayao, Bruno Bozzetto, Osvaldo Cavandoli, Tex Avery, Hanna & Barbera, John Lasseter. Nel primo volume viene tracciata l’avventura di una cinematografia che, accanto ai successi americani ed europei, contò già opere notevoli in Argentina, Sudafrica e Giappone, e che concluse la sua fase storica con la caduta dell’impero sovietico nel 1991. Nel secondo volume il lettore troverà un giro del mondo contemporaneo, un reportage sull’animazione dei paesi meno immaginabili, dalla Mongolia all’isola caraibica di Saint Lucia.

Il volume (edito  dalla Utet) è venduto  nel  formato  cartaceo  al prezzo  di 65 euro, in quello  digitale su  Amazon a  19,99 euro.

Anteprima del libro

Romano Cagnoni: il fotografo che fece sorridere Ho Chi Minh

Copertina di Life del  gennaio 1966

 

Eccola l’immagine che consacrò Romano  Cagnoni (Pietrasanta, 9 novembre 1935 – Pietrasanta 30 gennaio 2018): la storia, o semplice aneddoto, dice  che Ho Chi Minh   rivolgendosi al  giovane fotoreporter italiano  (siamo  nel 1966 e Romano  Cagnoni  ha trentuno anni) gli  disse:

Lei è un ottimista e l’ottimismo  fa il buon rivoluzionario. Fotografi  pure.

Lo disse scoppiando  in una risata accompagnata da quella del  suo  braccio  destro Pham Van Dong: l’immagine di  entrambi, sorridenti  e rilassati, finì sulla copertina del numero  di  Life del 14 gennaio  1966.

Da quel momento in poi Romano  Cagnoni verrà considerato  come uno dei  maggiori  fotoreporter italiani  del Novecento: lui, che a ventitré anni  aveva lasciato  Pietrasanta per Londra, dove l’incontro con  Simon Guttmann   gli permise di  entrare nelle maggiori  redazioni dell’epoca quali il Times, l’Observer, il New York Times il Guardian, mentre in Italia lavorò per L’Espresso e Epoca.

 

 

NYsferatu – Symphony of a Century: Nosferatu a New York

Immagine tratta dalla pellicola NYsferatu – Symphony of a Century

 

Nel 1922 il regista tedesco Friedrich  Wilhelm Murnau (pseudonimo  di  Friedrich Wilhelm Plumpe) si  ritrovò ad essere, suo  malgrado, protagonista di una vicenda giudiziaria riguardante i  diritti d’autore su  di un famosissimo  romanzo  capostipite del genere horror: Dracula di Bram Stoker.

Murnau aveva girato il film Nosferatu, eine Symphonie des Grauens (Nosferatu il vampiro) ispirandosi al  romanzo  di  Bram Stoker, pur cambiando  i nomi dei  protagonisti e i luoghi che facevano  da sfondo  alla storia: questo non bastò alla vedova dello  scrittore irlandese per dare mandato  ai  suoi  avvocati  e trascinare il povero  Murnau in tribunale per i  mancati diritti  d’autore.

Il verdetto dei  giudici fu implacabile: Murnau venne condannato  a distruggere tutte le copie del film.

Murnau obbedì in parte, perché ne conservò una copia ed è quella per cui  oggi  conosciamo  questo capolavoro  del  cinema espressionista.

2017: Nosferatu il vampiro rivive cambiando  ambientazione (la storia si  dipana tra la città di  Aleppo in Siria e New York) e stile diventando quello  di più simile ad un film d’animazione, infine il titolo: NYsferatu – Symphony of a Century.

Ad operare questa metamorfosi è stato l’artista italiano Andrea Mastrovito il quale, coadiuvato da un team internazionale di  collaboratori, ha ripreso  la pellicola disegnandone  con la grafite, frame su  frame, ogni  secondo  ma, nello  stesso  tempo, cambiando i fondali  che sono  quelli, per l’appunto,  di  Aleppo  e New York, con un lavoro durato ben oltre tre anni e 35mila disegni  per un’ora di  filmato.

La prima di NYsferatu – Symphony of a Century  si  è avuta il 14 agosto del 2017 all’Hudson River Park, mentre in Italia è stato  presentato nell’ottobre dello  stesso  anno  durante un evento  speciale inserito  nella Festa del Cinema a Roma.

 

Un’italiana vincitrice del Silent Manga Audition

 

La casa editrice giapponese Coamix, specializzata nei  fumetti Manga, ogni  anno indice il premio  internazionale Silent Manga Audition per le migliori opere manga mute.

L”ultima edizione 2017 ha visto vincitrice l’italiana Elena Vitagliano  con il racconto Cruelest Rule 

Elena Vitagliano si  era già classificata nell’edizione precedente del premio, insieme a lei  anche i  fumettisti italiani Adriano  Barone e Massimo  Dall’Oglio.

Nell’edizione 2017 gli italiani Hagane Ishi  (pseudonimo  di Adriano  Barone e Massimo  Dall’Oglio), Redjet, Sam Shiro (anche questi  pseudonimi  di  artisti italiani) e Luciano  Damiano  hanno ottenuto un premio  per i loro  lavori.

L’Après – midi d’un faune: la riscoperta del balletto attraverso le foto di Adolf de Meyer

Immagine tratta dal balletto L’Apres – midi d’un faune.
Adolf de Meyer (1868 – 1946)

 

Il 29 maggio  1912, a Parigi, venne messo in scena il balletto L’après – midi  d’un faune con una  coreografia molto  sperimentale per l’epoca  di Vaclav Nižinskij.

L’opera a seguito dell’esperimento  del coreografo che per il balletto  si ispirò alle figure degli antichi  vasi  greci, ma soprattutto  per una  mimica finale che raffigurava un atto  di   autoerotismo, non ebbe fortuna  e rimase in repertorio  per pochissimi  anni, cadde nel  dimenticatoio e si pensò che fosse completamente perduto.

Eppure, grazie alla documentazione fotografica di Adolf de Meyer   (1868 – 1946),  negli anni  ottanta la studiosa della danza Ann Hutchinson Guest riuscì a ricostruire tutti  i passi  dell’opera.

Nel fare questo  utilizzò una delle sette copie, ormai  rare, del  libro  fotografico  che  il  francese fece a suo  tempo sullo  scandaloso balletto (ricordiamoci  che la censura era quella dell’anno 1912).

Ad Adolf de Meyer e le sue fotografie, primo  fotografo  di  staff a Vanity  Fair, il Metropolitan Museum of Art di  New York gli  dedica la mostra intitolata Quicksilver brilliance: Adolf de Meyer photographs.

La mostra si  concluderà il 18 marzo prossimo.

Il re di Wakanda e il suo sceneggiatore: Ta-Nehisi Coates

Il primo numero di Black Panther con la sceneggiatura di Ta – Nehisi Coates

 

Da anni e con ragione, il fumetto non è più considerato un prodotto creativo  di  serie B: basterebbero  le migliaia di pagine scritte sui  saggi  dedicati ad esso per avvalorarne la tesi.

Inoltre,  quando alla matita del  fumettista si  aggiunge la penna di uno  sceneggiatore – scrittore di  fama, il sodalizio non può che dare il risultato di un’opera altamente creativa.

E’ il caso di  Black Panther della Marvel Comics che, per richiamare all’azione un personaggio offuscato dagli  altri  supereroi della casa editrice, ha arruolato la persona considerata da Time nel 2016  come uno  dei 100 intellettuali più influenti  nel mondo: Ta Nehisi Coates 

Ta Nehisi Coates (Ta Nehisi  è il nome dell’antica Nubia e si  pronuncia tanasi) ben  si prestò a sceneggiare la storia del re di  Wakanda T’Challa, appunto Black  Panther ,  sia perché  lui  ha sempre amato i fumetti  e la sceneggiatura che  gli  fu offerta non era un’occasione da perdere – ricordiamo che Black Panther uscì per la prima volta nel 1966 creato  dal  duo Stan Lee e Jack  Kirby –  ma anche perché lo interessava studiare l’elemento mitologico  e quello  tecnologico  specchio della società americana.

La prima serie di  Black Panther sceneggiata da Ta Nehisi  Coates ha avuto  un notevole successo, tanto  che la Marvel decise di  affidare allo  scrittore una seconda serie.

Una curiosità: Ta Nehisi Coates si è anche divertito a disegnare una mappa dell’immaginario  territorio  di Wakanda, per farlo si  ispirò  alla carta geografica della Svizzera.

 

Wildlife Photographer of the Year: la mostra al Forte di Bard

Alcune immagini che hanno partecipato alla 53° edizione del Wildlife Photographer of the Year

E’ il concorso fotografico  dedicato alla natura più vecchio e prestigioso : Wildlife Photographer of the Year , nato  nel 1965 con la presentazione di Sir David Attenborough.

Sarà il pubblico  da casa a decidere il  vincitore tra le 24 stupende immagini scelte tra le cinquantamila giunte  da 92 paesi del mondo: il termine per partecipare è  fissato per il prossimo  5 febbraio  e si potrà farlo  da questa pagina.

Sempre da febbraio 2018, presso il Forte di  Bard,   sarà possibile vedere le foto  che hanno partecipato  alla 53° edizione del Wildlife Photographer of the Year.

 

Max Huber designer

Max Huber per Borsalino

 

Le vicissitudini della storica azienda di  Alessandria produttrice di  cappelli è nota, quindi possiamo  solo  unirci  al  desiderio  di  tutti che le difficoltà in cui  si  trova l’azienda vengano in qualche modo  superate per evitarne la chiusura definitiva.

Max Huber (Baar, 5 giugno 1919 – Mendrisio, 16 novembre 1992) fu un designer svizzero che operò principalmente in Italia.

Suoi sono  i logo  per la Rinascente (1948 – 1949) e la firma di  Borsalino (1950 – 1951), mentre la casa editrice Giulio  Einaudi molto prima, cioè nel 1940, gli  affiderà il compito di  rinnovare il  suo  settore grafico.

Il 12 novembre del   2005, su iniziativa del Max -Huber Kono  di  Chiasso (CH),   si inaugura il m.a.x. museo che cinque anni  dopo diverrà un’istituzione pubblica della città svizzera.

L’obiettivo  del m.a.x. museo è quello  di  divulgare la conoscenza della grafica, del  design, della fotografia e della comunicazione visiva contemporanea.

 

 

I ritratti realistici degli Apache di David Nordhal

David Nordhal – nativo americano –

 

L’immagine del giovane nativo  americano    che scruta l’orizzonte potrebbe sembrare tratta da una fotografia,  oppure da un frame del  celeberrimo film Balla con i lupi.

Il realismo  fotografico  del  quadro, perché è appunto  di un quadro  che si  tratta, è dovuto  alla maestria di David Nordahl.

Anche se i  soggetti  dei  suoi  quadri sono  principalmente gli  appartenenti  alla popolazione degli  Apache, David Nordhal ha avuto modo  di  mettere la sua arte a servizio di un’icona della musica qual era Michel  Jackson.  

La cronaca dice che il cantante, in visita presso  l’ufficio di  Steven Spielberg, vide alle spalle del  regista un quadro  raffigurante una giubba blu che abbraccia due piccoli indiani mentre attorno il loro villaggio  è distrutto  dall’assalto  dei  cavalleggeri: ne fu  tanto  colpita dal realismo  del  quadro  che volle conoscere  a tutti i costi  l’autore.

David Nordhal diventerà quindi il suo pittore ufficiale dal 1988 fino  al 2005, producendo per l’artista innumerevoli  quadri.

 

Un francobollo per i cento anni dalla nascita di JFK

 

Nel 1960 a Seattle, durante la sua campagna elettorale, John F. Kennedy venne fotografato da Ted Spiegel  che lavorava per il National Geographic: il ritratto   che  uscì da quell’incontro  tra il futuro presidente americano  ed il fotografo servì come foto  ufficiale di JFK durante il suo  mandato  alla Casa Bianca.

Oggi, quella stessa immagine, è riprodotta in un francobollo commemorativo per i  cento  anni  dalla nascita di John F. Kennedy.